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  Niente di personale


del venerabile Ajahn Sumedho

 

© Ass. Santacittarama, 2006. Tutti i diritti sono riservati.

SOLTANTO PER DISTRIBUZIONE GRATUITA.

Traduzione di Letizia Baglionii.

Tratto da "La consapevolezza intuitiva" di Ajahn Sumedho, in preparazione per essere pubblicato da Ubaldini Astrolabio verso primavera 2005. 

 

 

QUANDO ANDAI A VIVERE CON LUANG POR CHAH, cominciai a fare un certo sogno in conseguenza del grande impegno che mettevo nella pratica. In questo sogno, entravo in un caffé. Mi sedevo, ordinavo una tazza di caffé e una pastarella, e a quel punto c'era una voce che diceva: "Non dovresti essere qui. Dovresti studiare per l'esame". Questo era il tema ricorrente del sogno. Ogni volta mi chiedevo: "Cosa significa?". E la mia mente doveristica rispondeva invariabilmente: "C'è qualcosa che dovrei fare e non faccio. Dovrei praticare di più. Dovrei essere più consapevole. Non dovrei dormire tanto". In realtà non dormivo poi così tanto, anzi. Continuavo a credere che il messaggio fosse che c'era qualcosa che non facevo e che avrei dovuto fare. Cercavo di capire cosa potesse essere. Non potevo spingere più di quanto stessi già facendo. Non sapevo cosa pensare. Poi una mattina, dopo il solito sogno, mi svegliai con la risposta, e la risposta era che non dovevo fare nessun esame!

 

Mi resi conto che vivevo la mia vita come se ci fosse sempre un esame da superare o dovessi comparire davanti alle autorità per essere valutato; e non ero mai pronto, non ero mai all'altezza. C'era sempre di più. Avrei potuto studiare di più. Avrei potuto leggere di più. Avrei potuto fare di più. Non dovevo essere pigro, non dovevo godermi la vita perché sarebbe stata una perdita di tempo, visto che l'esame era alle porte e io non ero preparato. Era un condizionamento emotivo complesso che avevo acquisito per via del carattere molto competitivo del sistema educativo americano. Si comincia a cinque anni e si continua così. ..... Forse derivava anche dalla mia educazione religiosa: quando muori, sarai giudicato per stabilire se sei stato abbastanza buono da meritare il paradiso, altrimenti andrai all'inferno. C'è sempre la sensazione di dover fare qualcosa. Di non essere adeguato. "Ho troppi difetti, devo liberarmene. Devo diventare qualcosa che non sono. Così come sono non vado bene". ..... Perciò, smisi di fare quel sogno quando l'enigma si sciolse. .....

 

Essere svegli è imparare ad ascoltare con fiducia il modo di essere più semplice che ci sia. Non è un jhana, o assorbirsi in qualcosa. E' pura attenzione. Quindi, se date fiducia a questa purezza, nella purezza non ci sono difetti, vero? E' perfetta. Non contiene impurità. Ecco a cosa dare fiducia, al fare attenzione al momento presente. Se vi mettete a cercarla, cominciano i dubbi. Datele fiducia, invece di pensarci sopra. Semplicemente fidatevi dell'intrinseco gesto di essere consapevoli, di fare attenzione proprio adesso. Quando lo faccio, la mia mente si rilassa. Percepisco il suono del silenzio. Non c'è un sé. C'è purezza. ..... Non sto dicendo: "Ora Ajahn Sumedho è puro". E' al di là di questo. Non ne parliamo da un punto di vista personale. E' un riconoscimento, un prendere atto. E' ciò che siamo in realtà. Non una creazione. Non sto creando la purezza. Non sto creando un ideale di purezza con cui illudermi.

 

Qui entra in gioco la fiducia, perché la concezione della personalità [sakkaya-ditthi] non si fida. La concezione della personalità dirà: "Non c'è niente di puro in te. Hai appena avuto dei cattivi pensieri. La verità è che sei arrabbiato a morte per quella cosa che hanno detto sul tuo conto. Gli anni passano e sei ancora pieno di impurità". Questo è il solito tiranno interiore. E' la concezione della personalità. La concezione della personalità è un tiranno. E' la vittima e il carnefice. Nei panni di vittima dice: "Povero me, sono così impuro", mentre l'accusatore dice: "Non vali niente, sei impuro". E' tutt'e due. Non potete darle fiducia. Non prendete rifugio nell'essere una vittima o un carnefice. Ma della consapevolezza risvegliata potete fidarvi. E quella fiducia rende umili. Non è credere in qualcosa. E' imparare a rilassarsi ed essere. Fidatevi della capacità di essere semplicemente qui, aperti e ricettivi a qualunque cosa stia succedendo adesso. Anche se quello che succede è brutto, o comunque siano le condizioni che vivete, non è mai un problema se vi fidate di questa purezza. .....

 

Le cose cambiano. Ora noi ci apriamo al cambiamento. Non pretendiamo che cambino come vogliamo noi o che una volta raggiunto il massimo splendore restino così. Questo è impossibile. Anche per quanto vi riguarda, potete accorgervi di quando siete nella forma migliore o nella forma peggiore, di quando vi sentite bene, ispirati e contenti della vita che fate o quando invece vi sentite giù di corda, rassegnati, soli, depressi e scoraggiati. Questa consapevolezza è il vostro rifugio. La consapevolezza della natura cangiante delle sensazioni, degli atteggiamenti, degli stati d'animo: del cambiamento materiale ed emotivo. Non abbandonatela, perché è un rifugio indistruttibile. Non è qualcosa che cambia. E' un rifugio di cui potete fidarvi. Questo rifugio non lo create voi. Non è una creazione. Non è un ideale. E' molto pratico e molto semplice, ma facilmente lo sottovalutiamo o non lo notiamo. Quando siete consapevoli cominciate a notare: è così. .....

 

Possiamo applicare questa consapevolezza a tutto, anche al sentirci feriti sul piano personale. Quando qualcuno pronuncia parole offensive, domandatevi: "Che cos'è che si offende?". Se qualcuno mi insulta o mi aggredisce e mi sento ferito o incompreso, offeso, irritato o arrabbiato, che cos'è che si arrabbia, si irrita, si offende? E' quello il mio rifugio? Quella personalità che si sente ferita e turbata? Se il mio rifugio è la consapevolezza, la consapevolezza non è turbata mai da nulla. Puoi affibbiarle tutti gli epiteti che vuoi. Invece come persona mi lascio turbare facilmente. Perché la personalità, sakkaya-ditthi, è così, si basa sul mio essere degno o indegno, apprezzato o non apprezzato, compreso o incompreso, rispettato o non rispettato, e via dicendo.

 

La mia personalità si presta benissimo a essere ferita, offesa, turbata da tutto. Ma la personalità non è il mio rifugio. Se la vostra personalità assomiglia alla mia, non ve la consiglio proprio come rifugio! Non mi verrebbe in mente neanche per un attimo di suggerire a qualcuno di prendere rifugio nella mia personalità. Ma nella consapevolezza sì. Perché la consapevolezza è pura. Se le date sempre più fiducia, anche quando vi sentite feriti e turbati, non rispettati, non amati e non apprezzati, la consapevolezza sa che tutto questo è anicca. Non giudica. Non se ne fa un problema. Accetta pienamente la sensazione che 'nessuno mi ama, tutti mi odiano' in quanto sensazione. E la sensazione si scioglie spontaneamente. Viene a cadere perché la sua natura è il cambiamento.

 

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Source : http://santacittarama.altervista.org/insegnamenti.htm

 

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